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In
Benedetta Cambiagio Frassinello la Chiesa ci addita un
esempio di Santa che fu sposa, madre, religiosa e fondatrice. Ella si
lasciò condurre dallo Spirito attraverso l’esperienza matrimoniale,
quella di educatrice e di consacrazione religiosa fino a fondare un istituto,
che, caso unico nell’agiografia cristiana, guidò con la collaborazione
generosa e discreta del marito.
Benedetta Cambiario Frassinello nasce a Langasco (Genova) il 2 ottobre
1971 da Giuseppe e Francesca Ghiglione e viene battezzata due giorni dopo.
Quando ancora è ragazzina, la sua famiglia si trasferisce a Pavia.
GIOVINEZZA
Riceve dai genitori una profonda educazione cristiana che radica nel suo
animo i principi della fede e plasma il suo carattere volitivo e perseverante.
Verso i 20 anni ha una forte esperienza interiore che accresce l’amore
alla preghiera e alla penitenza e, in modo speciale, il desiderio di abbandonare
tutto pe rocnsacrarsi interamente a Dio.
Ciò nonostante il 7 febbraio 1816 va sposa a Giovanni Battista
Frassinello, un giovane ligure trasferito con la famiglia a Vigevano.
SPOSA-SORELLA
ESEMPLARE
Il cammino di Benedetta alla ricerca della volontà di Dio è
abbastanza arduo e difficile, spinta com’è dall’impulso
interiore per una vita verginale, coltivata fin dall’adolescenza.
Vive nel matrimonio due anni, dopo i quali ha la gioia di realizzare,
in questo stato, l’aspetto profondo e sublime della verginità
spirituale. In pieno accordo con lo sposo, che attratto dalla santità
di Benedetta ne abbraccia l’ideale, le vive accanto come sorella.
Si occupano entrambi, con singolare amore, della sorella Maria, gravemente
ammalata di cancro intestinale, ospitata in casa loro.
Benedetta e Giovanni sperimentano, perciò, una maternità
e una paternità spirituali e soprannaturali, nella fedeltà
all’amore coniugale sublimato.
Nel 1825, alla morte di Maria, Giovanni Battista entra nella comunità
dei Somaschi e Benedetta nelle Orsoline di Capriolo.
AMORE
CONIUGALE ESCLUSIVAMENTE CONSACRATO A DIO
Nel 1826, a motivo della salute, Benedetta ritorna a Pavia. Guarita prodigiosamente
da San Girolamo Emiliani, si occupa delle fanciulle con il benestare del
Vescovo, mons. Luigi Tosi.
Avendo bisogno di un aiuto, che suo padre le rifiuta, il Vescovo richiama
Giovanni Battista, il quale lascia il Noviziato e torna alla sposa-sorella,
rinnovando insieme il voto di castità perfetta nelle mani del Vescovo
stesso.
Tutti e due si dedicano generosamente all’accoglienza e alla educazione
umano-cristiana di fanciulle povere e abbandonate.
EDUCATRICE
L’opera di Benedetta si inserisce nella vita sociale di Pavia in
un periodo in cui l’istituzione della scuola è accolta come
la vera apportatrice di benessere. E’ la prima donna della città
e della provincia ad avvertire questo bisogno e l’imperiale Regio
Governo Austriaco le riconosce il titolo di “Promotrice della Pubblica
Istruzione”
Coadiuvata subito da alcune giovani volontarie, alle quali dà un
Regolamento approvato dall’Autorità Ecclesiastica, unisce
all’insegnamento scolastico la formazione catechistica e al lavoro.
Sono questi gli ambiti di cui si serve per trasformare le fanciulle in
“modelli di vita cristiana” e assicurare in tal modo la vera
formazione delle famiglie.
CONTEMPLATIVA
NELL’AZIONE
La sua costante dedizione scaturisce e cresce dal fervore eucaristico
e dalla contemplazione del Crocifisso ed è pervasa dalla certezza
che Dio solo è il suo sostegno e la sua valida difesa. Nella sua
vita non mancano esperienze mistiche che si ripetono, particolarmente,
nelle feste liturgiche senza distoglierla, tuttavia, dai suoi impegni
quotidiani.
Per amore delle fanciulle è disposta ad un più arduo sacrificio:
della sua persona, dei suoi beni, perfino della sua fama, mostrando così
l’incomparabile grandezza della “pedagogia del Vangelo”.
CAPACITA’
DI DISTACCO
La singolarità dell’opera e il programma educativo di Benedetta
sono duramente contrastati dall’opposizione di alcuni potenti, che
si vedono frastornati nei loro torbidi disegni, e anche dall’incomprensione
di alcuni membri del clero. Nel luglio 1838 Benedetta cede la sua istituzione
al Vescovo Tosi e, con il marito e cinque fedeli consorelle, lascia Pavia
diretta in Liguria.
FONDATRICE
A Ronco Scrivia istituisce la scuola per le fanciulle del popolo e fonda
l’Istituto delle “Suore Benedettine della Provvidenza”
per le quali scrive le Regole-Costituzioni. Esse rivelano lo sviluppo
del suo carisma pavese, estendendo a tutte le fanciulle e giovani l’educazione,
l’istruzione e la formazione cristiana, con l’inconfondibile
suo spirito di illimitata fiducia e abbandono alla divina Provvidenza,
di amore a Dio attraverso la povertà e la cartià.
SVILUPPO
DELL’OPERA
L’Istituto delle Suore Benedettine della Provvidenza si sviluppa
rapidamente.
Nel 1847 anche a Voghera. Questa sede, quarant’anni dopo la morte
di Benedetta, per opera del Vescovo diocesano, diviene di diritto un Istituto
indipendente.
In tale circostanza le Suore assumono la denominazione di “Benedettine
della Divina Provvidenza” in memoria di Benedetta loro piissima
Fondatrice.
Nel 1851 Benedetta ritorna a Pavia, in una località diversa dalla
prima fondazione e nel 1857 apre una scuola in un paese della Valpolcevera,
San Quirico.
ENTRA
NEL GAUDIO DI DIO
Il 21 marzo 1858, Benedetta muore santamente a Ronco Scrivia, in giorno
e ora da lei previsti. Attorno alla sua salma accorre un grande afflusso
di gente per l’ultima manifestazione di stima e di rimpianto a colei
che considera una “Santa”
Benedetta può proporsi come modello e aiuto:
-alle persone consacrate: conformarsi a Cristo nell’abbandono all’amorosa
divina Provvidenza;
-agli sposi: totale condivisione per una più profonda maternità
e paternità
-ai giovani: Cristo fonte di gioia e ideale di vita;
-agli educatori: prevenire, comprendere, aprire orizzonti;
-alle famiglie che sperimentano momenti di difficoltà: accettare
i disagi, quando si è costretti ad abbandonare la propria terra
e accogliere nella propria casa i familiari provati dalla malattia e aiutarli
a morire serenamente.
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